Intervista impossibile a Paul Harris

Un'intervista a Paul Harris? Detto fatto! Ecco il testo integrale.

 

Durante un viaggio in treno nel New England ho avuto la possibilità di effettuare una delle mie solite “ interviste impossibili”, infatti davanti a me mi sono trovata nientemeno che Paul Harris……

B :” Buongiorno Mister Harris, posso avere l’onore di rivolgerle qualche domanda ?.....Forse la disturbo, la vedo  così intento  ad osservare il paesaggio…..”

P H : “ Nessun disturbo !....Osservo queste terre ed affiorano tanti ricordi….
Infatti una notte d’estate di un passato ormai lontano, mio padre, mio fratello Cecil di 5 anni ed io, che ne avevo 3, scendemmo da un treno, a Wallingford, nel Vermont.
Il buio totale intorno a noi, veniva rischiarato da una tremula luce di lanterna, portata da un uomo alto, che non avevo mai visto prima : mio nonno.
Questa scena venne incisa in modo così profondo e chiaro nella pellicola pur delicata della mia memoria da non poter essere dimenticata né oscurata con il passare degli anni.
Ci avvicinammo ad una casa e  una signora anziana , dagli occhi grandi e scuri, ci apparve.
Era la madre di mio padre, destinata a diventare anche la mia (! )”.

B : “ Ma come mai Mister Harris andaste a vivere dai nonni paterni? “

P H : “ Furono considerazioni di ordine economico a spingere i miei genitori  a dividere la famiglia. Mio padre, in seguito ai suoi insuccessi economici nell’Ovest ci aveva portato alla sua casa natale, mentre mia madre rimase a Racine, dove io ero nato, una graziosa cittadina nel Wisconsin, peraltro, sulle rive del lago Michigan, con mia sorella Nina May, arrabattandosi a tirar avanti dando lezioni di piano ( mia madre era una Bryan, ed i Bryan erano molto orgogliosi ! ).
Tutto ciò , però, si rivelò una benedizione per noi ragazzi.
Io avrei avuto, da quel momento, una casa ben governata e permanente, dove nulla era mai troppo, né troppo poco, dove gli ideali erano i più  nobili e l’istruzione l’obiettivo più importante.
Mio padre, Cecil ed io rappresentavamo l’avanguardia dei rifugiati!”.

B : “ Mi dirà, mister Harris, che sono molto curiosa, ma come era la casa ?”

PH : “ La nostra casa aveva 14 stanze.
Il salotto a sud veniva utilizzato solo quando avevamo ospiti, mentre quello a nord fu aperto solo due volte in 18 anni che trascorsi in quella casa. La prima volta fu quando ricevemmo la visita di parenti importanti dell’Ovest, la seconda in occasione dei funerali del nonno.”

B: “ intendevo anche la casa come ambiente umano, quale clima , quali valori fondavano questo gruppo familiare “

P H : “ Il sacrificio , la devozione l’onore, la verità, la sincerità, l’amore, erano le virtù familiari, le caratteristiche di quelle case vecchi stile.
La cucina della nonna era come gli ingranaggi di un orologio, il motore di un’entità mobile, il cuore di un essere umano.”

B : “ Mi sembra di capire che ci fosse molta spiritualità, ma frequentavate La Chiesa ? “

P H : “ La nonna portava solitamente Cecil e me  con lei in Chiesa e ricordo bene l’ordine compassato della vecchia Chiesa Congregazionalista:
Molto di rado ero colto da un senso di riverenza mentre sedevo nel banco della nostra famiglia, fra la nonna ed il nonno. Ma nella maggior parte dei casi  i miei pensieri volavano lontano, sulla collina.”

B : “ Eravate tutti Congregazionalisti a Wallingford? “

P H : “ No, ricordo due campane e tre Chiese : Congregazionalista, Battista e Cattolica, quest’ultima non aveva la campana. Feci amicizia con tutte e tre!”

B : “ I più bei ricordi d’infanzia ?”

PH : “ La nostra mucca Buttercup, regina del pascolo ed il mio amico “ Pel di Carota”, il primo amico di una lunga serie , amici che hanno arricchito e reso dolce la mia vita, ma fra tutti mai nessuno è stato più caro e sincero del mio amichetto dai capelli rossi delle colline di granito.”

B : “ Ed il rapporto con l’ambiente esterno…?”

P H : “ All’inizio dell’estate si raccoglievano le fragoline selvatiche, poi i lamponi, le more ed infine i mirtilli…Era un vero e proprio lavoro per noi ragazzi.
Ero poi il messaggero della nonna nelle sue tante opere di bene. Ho portato molte ceste e secchielli pieni di buone cose ai malati ed ai  bisognosi.”

B : “ Il rapporto con il Nonno invece ?”

P H : “ Il nonno che era sempre stato preoccupato della sconsideratezza del figlio e della nuora temeva che anch’io potessi sviluppare abitudini di scialacquatore.
Tentava di incoraggiarmi a risparmiare : la prima cosa che fece fu aprirmi un conto presso la Cassa di Risparmio di Rutland esortandomi a farlo crescere. Io non segui alla lettera il suo consiglio,  ma il conto crebbe lo stesso, sotto le spinte incessanti del nonno.”

B : “ Mister Harris che studi ha fatto ? “

PH : “ Nel 1896 iniziai a studiare Legge a Chicago , cercando di essere quel tipo di avvocato che il giudice Lawrence, amico del nonno, ed il nonno desideravano che fossi.
Per il ragazzo di Wallingford non c’era altra professione più attraente del diritto.”

B : “ Le dispiace se torniamo un po’ indietro , al suo percorso di adolescente e di giovane, prima di arrivare alla professione forense? “

PH : “ Dopo aver completato gli studi presso la Scuola Superiore di Wallingford, mi sentii pronto per nuove avventure, nel campo dell’istruzione. Il nonno era solidale con le mie ambizioni e più che desideroso di sostenerle con la sua assistenza finanziaria. Non riesco ad immaginare cosa vedesse di buono in me, da giustificare la sua fiducia ed il suo supporto.
Ripensandoci mi sembra ci fosse ben poco che potesse giustificarlo.
Il nonno aveva una fede profonda nell’istruzione e l’unica cosa forse che poteva essere detta, a mio favore, è che avevo uno spirito curioso di sapere.
La fiducia che nutrivano i miei nonni fu messa ancora più duramente alla prova durante gli anni che seguirono. I miei profitti presso l’Accademia del Vermont, le Università del Vermont, l’università di Princeton lasciavano molto a desiderare.
I corsi di studi, allora, significavano ben poco per me. Sono convinto che la letteratura, la filosofia, la storia, le discipline umanistiche e le scienze sociali sarebbero state più stimolanti.
Imparai molto di più dalle attività extra scolastiche.”

B : “ E poi cosa successe ?”

P H : “ un giorno freddo , d’inverno, mi trovavo a Princeton, ricevetti un telegramma dallo zio Gorge : “ Vieni a casa subito, se vuoi vedere il nonno in vita “ .
Purtroppo non arrivai in tempo!!
Dopo la morte del nonno terminai l’anno a Princeton e ritornai a Wallingford per trascorrere l’estate con la nonna.
Solo di rado la nonna parlava del nonno, anche se sapevo che al di sopra di tutte le sue parole c’era il pensiero sempre presente di lui. Lei mi continua a dire di non deludere la memoria del nonno, di lavorare sodo, e di condurre una vita onorevole per amor suo.”

B : “ Mi sembra che attraverso le figure dei suoi noni lei tenda a parlare e a rappresentare un po’ tutta la gente che viveva in quegli anni nel New England ? “.

P H : “ Assolutamente sì!  Anche perché quegli anni e quei valori sono stati determinanti per tutto il resto della mia vita.
Poi invece di tornare a Princeton in autunno iniziai un lavoro annuale presso l’ufficio della Sheldon Company a West Rutland.”.

B : “ Che cosa pensa d’aver ereditato dai suoi nonni ?”

P H : “ Lo spirito di tolleranza!! “

B : “ quando perse la Nonna ? “

P H : “ Un anno ed un mese dalla data della mia partenza dalla vecchia casa, mentre ero studente presso la facoltà di legge dell’ Università dell’IOWA ricevetti un telegramma dello zio Gorge che mi comunicava che la nonna era spirata durante la notte. La nonna si coricò la sera e semplicemente l’indomani non si svegliò più. Gran Privilegio!! “.

B : “ E poi ? “

P H : “ poi furono 5 anni di follie .
Mi laureai nel giugno del 1891 e poi, come mi aveva chiesto la nonna, iniziai a viaggiare per conoscere il mondo. USA ed Europa.
Dopo questi 5 anni da girovago arrivai a Chicago pronto a svolgere la mia professione di avvocato.
La mia giovinezza era ormai giunta al termine. Infatti i viaggi  e le esperienze fatte mi avevano maturato.”

B : “ Come nacque il 1° Rotary Club ?”

PH : “ Tornato a Chicago fu necessario mandare giù qualche boccone amaro, ma il mio appetito rimase buono !
La domenica ed i giorni di festa erano tristi per me. La domenica mattina potevo  recarmi in qualche chiesa, ma la domenica pomeriggio ero disperatamente solo.
C’erano alcuni luoghi nei parchi di Chicago che mi ricordavano la mia valle, ma erano frequentati da così tante altre persone, che non riuscivano a trasmettermi un senso di pace.
Feci alcune conoscenze, ma non veri amici.
Mi mancava una cosa essenziale : Gli Amici!!
I miglioramenti nelle vicende umane derivano alle volte dalle sofferenze.
Mi resi conto di avere un grande bisogno di amicizie e compagnie.
Mi venne in mente che forse io stavo provando quello che centinaia, forse migliaia di altre persone avevano provato in una grande città……..”

B : “ Come la capisco!! …Pensi che io l’ho provato a Bergamo!! . Ma scusi l’interruzione….prego continui…”

P H : “ ….Se anche gli altri desideravano compagnia come la desideravo io, poteva essere una buona idea…Mi tornò in mente il mio villaggio nel New England. Mi chiesi allora, perché non creare nella grande Chicago un’associazione che raggruppasse persone di diverse professioni, senza restrizione di fede religiosa, o idee politiche, con un assoluto rispetto delle opinioni altrui.? Senz’altro in questo tipo di associazione ci sarebbe potuto essere un sostegno reciproco.
Non agii d’impulso. Passarono mesi e persino anni.
Nella vita dei grandi movimenti è necessario che la persona portatrice delle idee cammini da sola per un certo periodo. Io in effetti continua a camminare da solo, ma alla fine, nel febbraio del 1905 organizzai un incontro con tre giovani uomini d’affari ed in questa occasione proposi loro un piano , molto semplice di cooperazione reciproca ed amicizia informale, come quella che noi tutti avevamo vissuto nei nostri villaggi di origine.
Silvester Schiele , il mio amico più caro a Chicago, uno dei 3 presenti, fu nominato 1° Presidente  e rimase da allora membro del gruppo. Gustavus Loehr e Hiram Shorey erano gli altri due soci, che tuttavia non continuarono. Harry Ruggles , Charles Newton ed altri si aggiunsero presto al gruppo e parteciparono con grande zelo ed entusiasmo alla realizzazione del progetto.
Il gruppo crebbe in numero, ma anche nell’amicizia , nello spirito di solidarietà  e anche nei confronti della nostra città.
Il banchiere ed il panettiere, il pastore e l’idraulico, l’avvocato ed il commerciante, scoprirono che in fondo le loro ambizioni, i loro problemi, i loro successi ed i loro fallimenti, erano molto simili.
Capimmo quanto avevamo in comune. Scoprimmo le gioie di essere l’uno al servizio dell’altro.  
Ancora una volta mi sembrava di essere tornato nella mia valle nel New England.”

B : “ Ma come nacque il nome Rotary ?”

P H : “ Durante il terzo incontro presentai diversi suggerimenti per il nome del nostro club, fra i quali Rotary, che fu poi scelto dal momento che i nostri incontri venivano tutti in rotazione in diversi hotel  e ristoranti. Quindi iniziammo come “ rotariani” e tali continuiamo ad essere.”

B : “ Come vennero divisi gli incarichi ?”.

P H : “ Durante i primi due anni del Club di Chicago io non assunsi alcun incarico, ma ero io che affidavo i diversi compiti e nell’amministrazione del Club beniva solitamente seguito il mio consiglio.
Quando ritorno a tutto questo oggi penso che forse sono sembrato un po’ dittatoriale a volte. Se è così, credo che un tale atteggiamento fosse dovuto alla mia devozione verso la nostra causa.
Il terzo anno fui eletto Presidente e le mie ambizioni furono allora innanzitutto di allargare il Club di Chicago e in secondo luogo di estendere il movimento ad altre città.
Come terzo obiettivo mi prefissi di intensificare il servizio verso la comunità.”

B : “ Questa allora è la genesi del Grande Movimento ? “

P H : “ Eh Sì! Da quel piccolo gruppo iniziale si è oggi arrivati ad un totale di 250.000 uomini d’affari e professionisti. Il Rotary si è diffuso in 70 nazioni e in verità si può dire che il sole non tramonta mai sul Rotary.”

B : “ Mi scusi, non vorrei sembrarle né invadente né pignola, ma i suoi dati si riferiscono al 1946, oggi, nel 2009, i Rotary Club sono in tutto il mondo oltre 33.000 e i Rotariani oltre il milione e 200.000 e non sa quante donne!”

P H : “ Ha ragione, i miei dati non sono molto aggiornati, ma sa sono passato a miglior vita il 25 gennaio 1947!!”…..” Ma la mia ricompensa è stata enorme. E’ veramente un bene avere amici in tutto il mondo.
Per i membri del piccolo gruppo che si formò nella grande Chicago  il Rotary era come un’oasi. “.

B : “ Ma come è stato ampliato il concetto originale di Rotary ? “

P H : “ Ebbene sì il concetto originale del Rotary fu poi ampliato con una vera e propria formulazione dei suoi ideali e dei suoi obiettivi, ma resta l’amicizia quale elemento vitale della sua struttura.
Con l’aumentare del numero dei soci del Club di Chicago ci trovammo ad avere uno spaccato, per quanto possibile, delle nostre città, dove ogni socio rappresentava una professione o un’attività diversa dalle altre ed ognuno vedeva come un privilegio l’essere stato scelto quale rappresentante del suo mestiere e si assumeva la responsabilità dell’incarico.
Lo scopo del Rotary non è quello di rappresentare la società dal punto di vista social-religioso o razziale. Il Rotary  riunisce persone d’affari e professionisti di diverso stato sociale, di diversa religione e nazionalità, affinché possano meglio comprendersi a vicenda ed essere quindi più solidali  e al servizio gli uni degli altri.
Non ci sarebbe potuto essere periodo migliore dell’inizio del XX secolo per la genesi di un movimento come il Rotary, né una città più adatta della rude, aggressiva e paradossale Chicago, per crescere e svilupparsi.
I mali che affliggevano Chicago in quei giorni, rano comuni anche alle altre città del paese.
In generale gli affari non andavano molto bene.
Lo spirito comunitario aveva raggiunto i minimi livelli quasi ovunque.”

B : “ Ma come si è sviluppato il Rotary ? “

P H : “ Il Rotary non è cresciuto in virtù della sua formula : la sua influenza è diventata mondiale grazie agli sforzi incessanti condotti in tal senso.
I miei rapporti con gli amici del Club di Chicago sono un chiaro esempio del potere unificante del Rotary.
Fu deludente per me , ma la maggior parte dei Rotariani di Chicago si rifiutò di partecipare a questo sogno del “ Rotary intorno al mondo”, nulla è più sconcertante di amici che non riescono a comprendere le tue speranze. Imparai presto che se volevo realizzare qualcosa, il modo migliore era agire da solo.
Quindi iniziai  a portare avanti il proposito di diffondere il Rotary in altre città degli Stati Uniti.
Fu un’attività lunga e a volte dolorosa, ma anche con momenti di gioia e di felicità. Tutto mentre tentavo di far decollare il mio ufficio legale.
Passarono tre lunghi anni prima di segnare la prima vittoria.
Nel novembre del 1908 avevamo il nostro secondo Club. Come se non fosse abbastanza, i rotariani di S. Francisco si diedero da fare e fondarono il 3° Rotary a Okland, il 4° a Seattle ed il 5° a Los Angeles. Poi fu la volta di New York e Boston. E così continuò di città in città ed alla fine di nazione in nazione e i miei 5 anni di vagabondaggio si rivelarono molto preziosi.
Il nostro successo negli Stati Uniti ci spinse a tentare di varcare il confine ed approdare in Canada.
Ormai sull’onda del successo considerammo di vitale importanza la diffusione anche in Gran Bretagna e per cominciare scegliemmo Londra.
La conquista di Londra fu un obiettivo molto ambizioso,  ma si profilò anche questa opportunità.
Dedicammo, poi, la nostra attenzione ai Paesi Latino Americani, dopodichè fu la volta della Spagna con Madrid, mentre i rotariani canadesi si adoperavano per la diffusione del Rotary in Australia e Nuova Zelanda.”

B : “ La struttura in distretti quando fu ideata ? “

P H : “ A questo punto in Nord America avevamo migliaia di Rotary e allora i Club furono raggruppati in distretti alla guida dei quali ogni anno veniva eletto un Governatore.
Quest’ultimo accettava la responsabilità di adoperarsi per la diffusione del Rotary nel proprio distretto . I Governatori hanno rappresentato e rappresentano sempre la grande forza di unificazione e consolidamento dei Rotary.”

B : “ Sicuramente la cronologia, da lei citata, è importante , ma lo sviluppo degli ideali?”

PH : “ Solo dopo che il Rotary aveva reso servizi in un’infinità di forme diverse la parola SERVIRE con tutti i suoi vari significati ed implicazioni è stata scritta nel piano del Rotary.
Da un gruppo locale  era ormai diventato un’organiozzazione internazionale e di indiscutibile nobiltà di intenti.
Il mio contributo alla visione internazionale del movimento era conseguenza diretta dei mei 5 anni di vagabondaggio .
Come avrei potuto altrimenti prevedere la costituzione di Rotary Club a Londra, a Parigi, Roma, Berlino, ed in altre città intorno al mondo?”

B : “ Gli ideali sono chiari, ma quali obblighi hanno i soci ( se ne hanno !! ) ?”

P H : “ Eh sì, non bisogna sottovalutare il fatto che l’essere rotariano impone a ciascuno l’obbligo di farsi portavoce degli ideali e dei principi del Rotary all’interno della propria associazione”.

B : “ Allora, sintetizzando, quali obiettivi di servizio deve avere un vero Rotariano doc? ( mi scusi per doc s’intende : denominazione d’origine controllata!!...cosa che oggi si dice per il vino ed altri prodotti pregiati…!!! )

P H : “ Innanzitutto il Servizio al Club : cioè nelle questioni che riguardano l’amministrazione degli affari e dei progetti del Club;
il Servizio Professionale : cioe nelle questioni che riguardano la condotta etica  della propria professione ;
Il Servizio Comunitario : cioè nelle questioni  che riguardano la buona volontà e la comprensione reciproca a livello internazionale…..
In ogni caso l’AMICIZIA è stata la roccia sulla quale è stato costruito il Rotary e la TOLLERANZA è ciò che lo tiene unito! “

 B : “ In tutta questa lunga chiacchierata non ha parlato della compagna della sua vita….”

P H : “ Fu in occasione di una passeggiata in campagna organizzata  a Chicago che incontrai una graziosa ragazza scozzese, che , dispiaciuta per uno strappo, che mi ero procurato nella giacca, si offrì di rammendarlo. E fu così che si mise nei guai in quanto non trascorse molto tempo che riuscii a  persuadere Jean Thomson a divenire la Signora Harris.
Sposai Jean nel 1910 e due anni più tardi acquistammo una casa sulla collina . La chiamammo Comely Bank dal nome della strada di Edimburgo in cui mia moglie aveva trascorso la sua fanciullezza e la sua gioventù. E nei trent’anni e passa trascorsi in quella casa non è mai stato rifiutato ad alcun ragazzino il permesso di usare il nostro prato per le sue corse con lo slittino!!
Dal momento che non abbiamo avuto figli Jean ed io abbiamo adottato il Rotary International.”.

B : “ Siamo arrivati alla fine del nostro viaggio e della nostra intervista, ma Signor Harris mi lascia un suo ultimo pensiero ?....Ovviamente per i Rotariani del Bergamo Ovest !!”

P H : Certamente! “ Che il Signore possa oscurare alla mia vista i difetti degli uomini e delle nazioni ed illuminare invece le loro vite”….Buon viaggio a tutti!!”




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Data :  17 Settembre 2017
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